Castelnuovo Berardenga - Guida Turistica

CERCA ALBERGHI
Alberghi Castelnuovo Berardenga
Check-in
Check-out
Altra destinazione


.: DE VEDERE
Biblioteca Comunale "Ranuccio Bianchi Bandinelli"
 Intitolata all'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli, la Biblioteca Comunale di Castelnuovo è attiva dai primi anni '80. Dal 1983, dopo alcuni anni di gestione volontaria, il servizio bibliotecario è gestito dal Comune. Il Patrimonio librario è attualmente di circa 3550 volumi disponibili in prestito o lettura.
 Dal dicembre 2002 la biblioteca partecipa al catalogo informatizzato di tutte le biblioteche cittdine riunite nel Sistema Bibliotecario Senese (SBS), che comprende le biblioteche dell'Università degli Studi di Siena, la biblioteca dell'Università per Stranieri, la Comunale degli Intronati e le biblioteche comunali della provincia.
 La biblioteca comunale di Castelnuovo fa anche parte della REDOS, Rete Documentaria Senese, attraverso la quale è stato recentemente attivato il servizio di prestito interbibliotecario all'interno della rete provinciale.
TEATRO COMUNALE “Vittorio Alfieri"
 L’attuale Teatro, inaugurato il 4 febbraio 1989, è il risultato degli interventi di restauro ed ampliamento del vecchio e glorioso Teatro Comunale di Castelnuovo, presente fin dagli anni ’50.
 L’attuale struttura è completamente diversa e rinnovata rispetto alla precedente: l’aspetto esterno si caratterizza per forme moderne e richiami neoclassici mentre all’interno, il Teatro dispone di circa 1000 metri quadrati di spazio utile, suddiviso in tre comparti che possono lavorare in sintonia: la Sala Alfieri (la Sala Teatro vera e propria, per il teatro, il cinema ed i convegni), la Sala dei Perseveranti (la sala sottostante, per riunioni, ed attività varie), la Biblioteca Comunale (intitolata a Ranuccio Bianchi Bandinelli).
 Il Teatro Comunale è, pertanto, una struttura polivalente, utile per rappresentazioni teatrali, cinematografiche, convegni ed incontri conviviali, che costituisce il centro naturale per le attività culturali e ricreative promosse dall’Amministrazione Comunale e dalle Associazioni del territorio.
 Oggi sul territorio di Castelnuovo Berardenga sono presenti sette aree verdi: Villa Arceno, Villa Catignano, Villa Chigi, Villa Geggiano, Villa La Pagliaia, Villa Pontignano e Villa Sestano.
 Tutte le ville sono dotate di prato inglese, pinete e laghi artificiali.
Villa Chigi Saracini
 La villa, progettata agli inizi del XIX secolo dal proprietario Galgano Saracini, è ubicata all'ingresso dell'abitato di Castelnuovo Berardenga. La sua realizzazione portò uno stravolgimento all'assetto urbanistico del paese, con l'abbattimento della cinta muraria del castello, sostituita da un muro di contenimento. L'edificio, a pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani di cui quello a terreno è rivestito a bugnato mentre i superiori sono intonacati. Sui prospetti principali si aprono due portoni d'accesso ad arco a tutto sesto, fiancheggiati da doppie lesene terminanti con mensole che sostengono i balconi di coronamento. Su ogni facciata principale è posto uno stemma, sul prospetto nord quello dei Chigi Della Rovere, sul prospetto sud quello dei Saracini Marescotti.
  Il parco, ispirato al tipo romantico, fu progettato da Agostino Fantastici nel 1834 così come le strutture architettoniche d'arredo, il ponte carrabile a tre arcate, che collega la villa alla collina di San Quirico e il Kaffeehaus. La parte anteriore della villa, quella dove il Fantastici è intervenuto maggiormente, è composta da un prato dove si trova un laghetto circondato da muschi e spugne di forma quasi circolare, di fronte al quale si attesta il Kaffeehaus. Questo, d'ispirazione neoclassica, divide il parco dal piccolo giardino all'italiana, posto nel piazzale antistante la villa e caratterizzato da geometriche siepi in bosso adornate da aiuole di fiori.
  L'edificio, a forma di parallelepipedo, ha un prospetto scandito da quattro colonne doriche in travertino, che sostengono una trabeazione, ai cui lati si aprono due nicchie semicircolari che ospitano le statue in terracotta di Flora e Artemide. Il manufatto è collegato al giardino superiore da una doppia scala con ringhiera. Il parco ricco di alberi e arbusti raggruppati secondo le diverse tonalità di verde delle piante quali platani, faggi, tigli, cedri, lecci e allori, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, fu oggetto d'integrazioni e modifiche per iniziativa del conte Guido Saracini, musicista e fondatore dell'Accademia Musicale Chigiana, il quale vi collocò una serie di statue dedicate ai grandi musicisti. Nel piazzale, di forma circolare, venne posta una colonna monumento a Michelangelo Buonarroti, opera dello scultore senese Tito Sarrocchi, che dette il nome al piazzale stesso. In un altro piazzale, ornato di fiori e situato tra il ponte e il cancello d'ingresso al parco, fu collocata una grande fontana in marmo, a due tazze, opera anch'essa del Sarrocchi. Al di sotto del piazzale d'accesso, lungo il viale che conduce alla fontana del Sarrocchi, vi è un piccolo ninfeo di forma semicircolare raggiungibile attraverso alcuni gradini in travertino. Elemento importante del parco è la viabilità realizzata dai vialetti e sentieri tortuosi che salgono e scendono.
  La zona verde della "Villa di Pagliaia" si estende per circa tre ettari con una fitta vegetazione boschivo costituita da lecci, pini e querce. Inoltrandosi nella fitta rete di viottoli circondati da alberi e piante di ogni genere, è possibile ammirare diverse statue raffiguranti creature mitologiche.
 La Villa di Geggiano, di proprietà della famiglia Bianchi Bandinelli fin dalla prima metà del XVI secolo, era originariamente un casolare che venne trasformato nel 1768 in una grande villa con cappella e giardino, in occasione del matrimonio di Anton Domenico Bianchi Bandinelli con Cecilia Chigi.
 Un lungo viale alberato, di cipressi nel primo tratto e di lecci nel secondo, termina al cancello d'ingresso, posto parallelamente al teatro di verzura, sul lato sud del giardino. La villa, a pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani con una torre centrale che si eleva per un altro piano. Ai fianchi dell'edificio sono addossati due corpi, di cui quello a destra, contiene la cappella gentilizia, dedicata alla Madonna del Rosario. La facciata rivolta verso il giardino, al cui centro si apre un portone sormontato da un balcone, è ritmata da piatte lesene e cornici marcapiano. All'interno del giardino sono riconoscibili due zone: una antistante la villa nota come il "Piazzone", l'altra l'orto-giardino. La prima è impostata, rispetto alla facciata su un asse di simmetria, ai cui lati si trovano grandi aiuole a prato contornate da basse siepi di bosso, e si conclude, a sud, con il settecentesco teatro di verzura. Questo, leggermente sopraelevato è circondato da alte siepi di alloro e da un proscenio, composto da due arcate gemelle, sormontate da trionfali frontoni in cui sono inseriti gli stemmi delle famiglie Bianchi Bandinelli e Chigi Zondadari. Le arcate sono ornate da nicchie contenenti le statue della "Tragedia" e della "Commedia", scolpite dallo scultore maltese Bosio. Qui Vittorio Alfieri, alla fine del Settecento, recitò una delle sue tragedie. Tutto il giardino è cinto da un alto muro ove si aprono sei cancelli, fiancheggiati da monumentali pilastri coronati da vasi e statue di scimmiette in terracotta. Le aperture si trovano due a sud, ai lati del teatro, due ad ovest, per l'accesso all'orto, una ad est, verso la campagna e un'altra a nord, a fianco della villa. L'orto-giardino, che occupa una porzione quadrata di terreno ad ovest, culmina con una peschiera in muratura di forma semicircolare ed è organizzato secondo il tipo all'italiana, con geometriche aiuole disposte attorno ad un pozzo.
  Percorrendo la strada che dal centro di Castelnuovo Berardenga ci conduce al Castello di Brolio si incontra il Castello di San Gusmè. Il nome di questo castello, era in origine, San Cosma e Damiano, santi ai quali è ancora oggi dedicata la chiesa parrocchiale.
 Le prime notizie certe di San Gusmè ci fanno risalire all'anno 867, con il famoso atto di costituzione dell'Abbazia di San Salvatore a Fontebuona. In questo documento, si legge che Wuinigi, insieme a sua moglie Richildadona, donò al Monastero di San Salvatore alla Berardenga dei suoi possedimenti posti a Campi e Sestano, che comprendevano fra l'altro, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Furono poi i due figli della coppia, Berardo e Ranieri, a confermare nell'881 questa donazione.
 Il Castello di San Gusmè divenne successivamente, feudo di Ranieri di Ricasoli, grazie a Cristiano vescovo di Magonza e vicario imperiale nell'anno 1167. La storia ci riconduce a San Gusmè nel 1554, quando il 25 febbraio, si svolse nei pressi del castello, una sanguinosa battaglia fra senesi e truppe imperiali austro-spagnole. San Gusmè perse però ben presto la propria autonomia fino a venire annessa al Granducato di Toscana: il 2 giugno 1777 venne incorporato al comune di Castelnuovo Berardenga.
 San Gusmè può considerarsi oggi, a tutti gli effetti, come uno dei più tipici borghi chiantigiani avendo perfettamente conservato la sua antica struttura, con gli archi sovrastati da stemmi, le sue case strette e le anguste stradine in salita.
 Nei pressi, in cima ad una collina, un piccolo gruppo di pittoresche case coloniche e una piccola chiesa, sono tutto quello che è rimasto del paese di Campi già citato nella donazione di Wuinigi. Un po' più in basso, poco resta anche del castello di Sesta, chiamato Sestaccia, acquistato nel 1388 dal comune di Siena da Farinata e Adriano Ubertini. La fortezza, con un circuito murario a pianta ellittica, è giunta a noi in buone condizioni, non altrettanto si può dire invece per le mura che risultano scapitozzate o a malapena affioranti dal suolo. Anche del vicino castello di Cetamura già feudo dei Ricasoli, posto al di là della gola dell'Ancherona, restano purtroppo pochi elementi e fra questi il rudere della porta d'accesso. Ad est di San Gusmè, sono anche i pochi resti - incorporati in una casa colonica - di quello che doveva essere il castello detto il Palazzaccio.